studicesanensi


Vai ai contenuti

introduzione

Tesi di Laurea

Introduzione

Cabernardi è una frazione del comune di Sassoferrato, nell'entroterra marchigiano in provincia di Ancona.
Dal 1878, anno della prima concessione per lo sfruttamento del sottosuolo, al 1959, anno della chiusura definitiva, Cabernardi è stata sede di un'imponente attività estrattiva di zolfo, connotandosi come importante centro minerario dell'Italia centrale. L'anno 1952 segnerà per la miniera di Cabernardi l'inizio di una irreversibile parabola discendente, in quanto la proprietà, ovvero la Società Montecatini, adottò i primi massicci provvedimenti di riduzione del personale e di ridimensionamento produttivo.
Per i circa i 2.000 occupati si pose drammaticamente il problema della ricollocazione occupazionale, in quanto la miniera rappresentava per l'area del bacino minerario, da cui provenivano la maggior parte degli occupati, l'unico insediamento industriale in un contesto completamente agricolo, nonché una importante fonte di reddito, di sviluppo economico e di modernizzazione. L'attività agricola, sia per la tipologia della sua organizzazione - che vedeva largamente diffuso il modello della mezzadria - sia per i primi sintomi di crisi di questo modello, non poteva essere in grado di riassorbire questo grande e improvviso esubero di forza lavoro.
La Montecatini offrì alternative di lavoro ad una parte dei suoi dipendenti, sia in altre miniere di sua proprietà, per esempio in Sicilia e in Toscana, sia a Pontelagoscuro (Ferrara) dove stava nascendo un importante polo petrolchimico. Per molti altri dipendenti, specialmente per i licenziati per motivi politici e sindacali - a causa del loro impegno nella difesa dell'insediamento produttivo e dei posti di lavoro - restò aperta principalmente la prospettiva dell'emigrazione all'estero. Tra le destinazioni estere ci fu anche il Belgio, paese ricco di miniere di carbone ma con una insufficiente disponibilità di manodopera locale. Il Belgio costituì meta di emigrazione non solo per gli ex minatori di zolfo della miniera di Cabernardi, ma anche per tanti altri individui provenienti dal territorio del bacino minerario, i quali non vi trovavano più le condizioni per un'occupazione redditizia e per uno sviluppo personale e familiare soddisfacente.
Il presente lavoro, oltre a ripercorrere a grandi linee le vicende relative alla chiusura della miniera di Cabernardi, si occupa di ricostruire due consistenti flussi migratori, conseguenti a questo avvenimento, e cioè quello verso Pontelagoscuro e quello verso il Belgio, andando ad approfondire i processi collegati a queste migrazioni ed il senso del luogo di tali migranti. Ci si riferisce in particolare a ciò che è collegato al distacco dal luogo di origine, all'impatto con il luogo di destinazione, all'inserimento nella società di arrivo, alla memoria del proprio passato e all'interpretazione dell'intera vicenda personale.
Nell'economia del presente lavoro, accanto all'utilizzo delle fonti scritte disponibili, hanno assunto particolare rilievo le fonti orali, ricostruite attraverso una cinquantina di interviste, di cui dieci, selezionate per pertinenza e significatività, sono state riportate nel capitolo finale. La registrazione delle interviste è stata effettuata negli attuali luoghi di residenza di coloro che hanno vissuto l'esperienza emigratoria, e quindi specialmente a Pontelagoscuro e nella regione del Limburgo in Belgio, dove all'interno di una numerosa comunità marchigiana è presente un consistente gruppo di emigrati provenienti dal territorio del bacino dell'ex miniera di Cabernardi. L'acquisizione di tali testimonianze, riferibili soprattutto a emigrati di prima generazione, cioè a coloro che hanno lasciato il proprio paese ancora giovani in cerca di lavoro e di miglioramento economico, ha comportato brevi permanenze nei luoghi in questione, consentendo anche di raccogliere "carte della memoria" e una documentazione fotografica della realtà attuale. Di tali sopralluoghi, con la conseguente presa visione dei contesti di vita, resta traccia nelle immagini riportate nel testo, articolato in quattro capitoli, che inseriscono l'esperienza specifica delle migrazioni dal bacino minerario di Cabernardi nel più vasto movimento migratorio dall'Italia nel secondo dopoguerra, e ne evidenziano i caratteri comuni che sono propri di tutte le vicende di emigrazione.
In particolare, nel primo capitolo si propone innanzitutto un quadro generale del contesto di partenza di questi emigrati, parlando delle condizioni sociali, paesaggistiche ed economico - produttive del territorio facente parte del bacino di utenza della miniera di Cabernardi. Poi si ricostruisce la storia della miniera, cercando di evidenziare soprattutto quello che lo sviluppo dell'attività estrattiva ha significato, in termini di miglioramento economico e sociale, per un territorio altrimenti interessato pressoché esclusivamente dall'agricoltura. Attraverso i dati dei censimenti Istat inoltre si cerca di delineare gli andamenti demografici dell'area di nostro interesse, mostrando come la chiusura della miniera può essere considerata un evento periodizzante, che va ad incidere fortenemente sull'assetto demografico del territorio. Il primo capitolo si conclude con uno scorcio sull'attuale realtà dei comuni una volta facenti parte dell'area di influenza della miniera, evidenziando anche aspettative e progetti. Nel secondo capitolo, accanto ad una riproposizione delle tappe e delle caratteristiche principali dell'emigrazione dall'Italia e dalla regione Marche, si descrive il contesto in cui si sviluppa l'emigrazione italiana in Belgio e come nasce e viene organizzato il trasferimento dei lavoratori dalla miniera di Cabernardi al Petrolchimico di Ferrara. Il terzo capitolo si apre con un insieme di riflessioni circa le sfumature che può assumere il concetto di luogo in un contesto di migrazione e circa le dinamiche relazionali che si possono instaurare tra i migranti e il nuovo contesto culturale e sociale in cui si vanno ad inserire. Nello specifico poi si va ad analizzare quella che è stata l'esperienza diretta, sia di coloro che sono emigrati nel Limburgo (Belgio), sia di chi è stato trasferito a Pontelagoscuro. Questo racconto è stato costruito facendo riferimento a brani delle interviste ai protagonisti della vicenda, che spesso riescono con parole semplici, a rendere un'idea, un'emozione, un'immagine, un contesto. Infine nell'appendice, si presenta una selezione di fotografie e di documenti (alcuni forniti dagli stessi intervistati), attraverso i quali è più facile contestualizzare la storia narrata e avvicinarsi al vissuto dei protagonisti. Inoltre viene allegata la trascrizione di alcune delle interviste realizzate, scelte fra quelle che più ci hanno comunicato la specificità degli eventi e delle emozioni vissute.


Torna ai contenuti | Torna al menu